Data: Domenica, 28 Mag 2017
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Centro Socio Culturale Trivio
RAFFELUCCIO GLIU BANNISTA – RE DEL TONDO PDF Stampa E-mail

articolo di Antonio Forte
(prima parte)

raffluc

-Riprendo i miei racconti del Tondo, per far conoscere ai più giovani, un personaggio popolaresco che era il più assiduo frequentatore del nostro tondo, Raffeluccio che mi ha sempre affascinato, tanto che l’ho già messo in scena in diverse mie commedie teatrali; ora mi è parso opportuno rappresentare su di Lui una intera pièce teatrale che la Compagnia Amatoriale il Setaccio sta preparando e che metterà in scena nella XXIII edizione della Settimana del Teatro che si terrà come ogni anno sotto la Torre Caetani dall’1 al 7 luglio prossimi.
Agli inizi degli anni ’50 c’erano molti divertimenti per noi ragazzi di piazza di Maranola: mazza e piuzo, batti muro, striccula, treno a foco, gelorme; erano tutti passatempi che si organizzavano in gruppi, alcuni direttamente sulla piazza, altri anche nei vicoli del paese. Il divertimento che però ci coinvolgeva maggiormente era quello di “sfottere” Raffeluccio, quando girava per i vicoli e a voce spiegata annunciava l’arrivo in piazza di qualche venditore ambulante.
Erano simpatici gli annunci che Raffeluccio sapeva lanciare, spot curiosi e accattivanti, per illustrare le merci che si vendevano in Piazza. Era capace sempre di attirare l’attenzione con una frase ad effetto. E dire che Raffeluccio era “alfabetico” cioè non era mai andato a scuola, perché era insofferente alla disciplina, era uno spirito libero, indipendente, non sopportava che qualcuno lo “comandasse”. Raffeluccio era figlio di un trovatello di cognome D’Avellino ( così nominavano i cosiddetti "Figli dello stato ", forse per indicarne la provenienza) adottato da due poveri genitori non avevano avuto figli. Il padre era stato assunto al Comune di Maranola in qualità di “spazzino” ma dopo la sua morte Raffeluccio, appena diventato maggiorenne prese il posto del genitore. Riporto anche la Delibera del Comune di Maranola, gentilmente fornitami da Gabriele D’Anella appassionato ricercatore di storia locale.
" Del.N° 38 Nomina di uno spazzino e cantoniere provvisorio.
L’anno 1926 il giorno Primo maggio in Maranola- il Commissario prefettizio Sig. Cav. D’Arienzo Felice, assistito dal segretario Comunale Sig. Avv. Pecorino Filippo. Visto il regolamento capitolato tipo per gli impiegati e salariati di questo comune deliberato nella seduta del 13 marzo scorso ed approvato dall’On. G.P.A. nella tornata del 31 marzo scorso n°6379- Tenuto presente che nella tabella B è indicato il personale da tenersi fuori pianta e fra questo vi è lo spazzino e cantoniere con la retribuzione di L.1800 annue. Considerato l’incaricato di tale servizio non avendo alcuna nomina ed era sdoppiato il servizio di spazzino da quello di cantoniere stradale, mentre ora bisogna riunirlo in una sola persona. Visto che in attesa del regolare concorso a bandirsi, bisogna procedere ad una nomina provvisoria.Determina Nominarsi, siccome nomina in linea provvisoria, il Sig. D’Avellino Raffaele di Andrea come spazzino e cantoniere stradale e con la retribuzione di L.1.800,00 lorde da pagarsi a rate mensili posticipate salvo a provvedere in seguito regolare concorso.”
I familiari erano soddisfatti dell’assunzione al Comune di Raffeluccio, che si era dimostrato sempre ribelle e non si era mai piegato a fare un qualsiasi lavoro.. . Pochi sanno di questa assunzione perché ricordano Raffeluccio soltanto come il nostro popolare “bannista”; infatti durò poco il suo impiego al Comune. A quel tempo era molto faticoso e abbastanza degradante…Girare per tutto il paese, raccogliere non tanto l’immondizia, che allora se ne produceva poca, e quella organica si portava in campagna come concime, ma soprattutto occorreva raccogliere gli escrementi degli animali che abitavano nelle numerose stalle all’interno del paese asini, muli e anche qualche cavallo adibiti per trasporti. Quando la mattina venivano portati fuori, lasciavano lungo le vie del paese i loro bisogni, ma anche quelli umani che si trovavano negli angoli e sotto i ponti del paese. Lo spazzino serviva appunto per questo, in prima mattinata, ma era abbinato anche l’incarico di “stradino” che comportava recarsi lungo le strade campestri, per rimettere apposto le pietre delle macere che durante il maltempo finivano in mezzo ai tratturi. Raffeluccio era un po’ deboluccio di costituzione fisica, ma poco incline ai lavori pesanti, anzi a lui il lavoro in genere gli era antipatico. Ecco perché dopo pochi giorni, non volendo sottostare agli ordini che gli venivano impartiti dalla Guardia comunale, abbandonò la scopa e diventò libero ed indipendente, come soleva raccontare, solo quando era in vena, avendo abbondantemente bevuto.
Ora Raffeluccio si era inemicato anche la famiglia e se ne stava sempre in mezzo alla Piazza di Maranola , allora nominata Dello vendere e dello comprare. E sarà stato qui che qualche paesano (il barbiere ciabattino del paese) conoscendo la sua voce abbastanza chiara e possente, pare lo avesse invogliato ad intraprendere il mestiere di banditore. Ma questa è la vera storia de Raffeluccio che vi racconterò in seguito (Profnonno)

raffeluccio